Ultimamente la mia personalità catastrofica e fatalista ha iniziato a torturarmi con visioni apocalittiche riguardanti il mio futuro con il Pu; quindi ho iniziato ad analizzare la situazione in cerca di una causa e di una possibile soluzione. Alla fine, ho sentenziato che la causa è il poco tempo che passiamo insieme e, perciò, ho proposto al Pu di passare il weekend del 2 giugno da soli in un posto qualsiasi della Campania.
Siamo finiti a Montesarchio (BN). L’ha scelto lui, ovviamente.
Montesarchio mi era stata dipinta come una cittadina bellissima, con un bellissimo borgo e un castello; un luogo scelto da Sting per una data del suo tour in Italia. Inutile dire che con queste referenze le mie aspettative erano al massimo.
In definitiva, contro Montesarchio non ho niente da dire: è davvero un posto carino. Per me è quasi al livello della nostra Conversano (anche se quest’ultima ha un’umanità un po’ più varia e molti più locali). L’unica cosa che mi ha sconvolto è l’impressionante numero di bambini e ragazzini che brulicavano per strada sabato sera: sembra come se i montesarchini (o montesarchiotti o montesarchiesi o boh!) passino tutti il tempo a conoscersi, in senso biblico ovviamente.
Il mio incubo peggiore da quando ho preso atto di essere una ragazzina di provincia, sono appunto i ragazzini di provincia. Non ho voglia di stare qui a spiegare perchè sono peggio dei ragazzini di città, ma in breve, li trovo ridicoli, oltre la media di ridicolaggine di un ragazzino qualunque. Non per niente, il tempo che passo in un locale è inversamente proporzionale al numero di bambini presenti.
Mocciosi a parte, la serata è trascorsa tranquilla e serena, anche se dopo aver ammirato estasiata il posto splendido in cui avremmo alloggiato, non ci avrei scommesso nemmeno una 5 lire fuori corso.
Ebbene, l’hotel scelto dal Pu (alla cieca, diciamolo!!) era fantastico, così meravigliosamente fermo agli anni 70, tipica architettura da albergo per pensionati in pellegrinaggio. Per dovere di cronaca, bisogna ammettere che esternamente era veramente bello con un giardino molto curato… ma era come il reggiseno push-up: tutta apparenza e niente sostanza. 
Per prima cosa, entriamo in una hall-ristorante buia e tetra e triste e vuota: se aveste visto tanti telefilm psico-thriller quanti ne ho visti io, avreste pensato “ci manca solo un omicida” e infatti io ho pensato proprio questo. Dopo vari tentativi, riusciamo a parlare con l’uomo della reception che ci assegna la nostra bella (…) cameretta. Constatiamo che non c’è l’ascensore, che il corridoio delle stanze è tetro e che, ovviamente, la luce che non funzione è proprio quella difronte alla nostra porta, il che fa sì che quest’ultima sia immersa in una inquietante penombra alla Dark Fall… Se in quel momento, per caso, si fossero sentiti dei rumori di passi o delle porte sbattere, avrei pensato di trovarmi in un albergo infestato, ma per fortuna si sentiva solo il latrato di duemila cani.
Non sono in grado di descrivere l’arredo della camera e soprattutto il bagno perchè dal momento in cui ho varcato la soglia sono svenuta e sono rimasta in uno stato di semi incoscienza fino a quando non siamo ripartiti per tornare a casa.
Non pensavo esistessero ancora alberghi senza aria condizionata: ho scoperto che ci sono. Ho pregato quindi che ci fossero almeno le zanzariere: non c’erano. Poi mi sono ricordata del servizio che avevo visto a Le iene sulle tracce di sperma nella stanze d’albergo e un brividino ha attraversato la mia schiena. Intanto il Pu rideva, stronzo. Ho cercato di convincermi del fatto che sono una persona adulta, matura e quindi sono capace di adattarmi ovunque. Ci ho provato, giuro, ma i risultati non si possono definire proprio soddisfacenti. 
Infilandomi, o meglio poggiandomi sul letto ho pregato Mastro Lindo affinché non mi facesse rinvenire materiale organico anche lì, avendo già trovato peli nel bagno e della cenere sul pavimento. Per un momento, ho pensato davvero che potessi addormentarmi, ma ecco che ricominciano i latrati dei duemila cani, intervallati dagli ululati degli stessi duemila cani. ‘Sti cani hanno fatto casino per tutta la notte. Costantemente. Non facevano nemmeno le pause per respirare. Finalmente ero sul punto di addormentarmi, quando un gallo inizia a cantare vigoroso e possente. T_T
Ho continuato a rigirarmi in quella sottospecie di letto molliccio fino a che non si è svegliato anche il Pu che pur avendo sentito i cani, non ha permesso a quei suoni molesti di disturbare il suo sonno, essendo abituato al casino notturno costante e perpetuo di Napoli. Con quel faccino ingenuo e paraculo mi ha chiesto “ma non hai dormito per i cani?” e io “certamente sì” e lui “forse non erano cani… ” e io “sì erano coyote… i famosi coyote del benventano…”.
Dopo questo scambio di battute esaltante è iniziato il mio show nella doccia uragano: mi è sempre sembrata una cosa assurda affogare in piedi, ora so che non è così assurdo.
Ovviamente, mentre io combattevo con la stanza dell’albergo, Andrea rideva e rideva… Si sbellicava alle mie spalle in un modo indecente, soprattutto dopo che non appena ho premuto l’interruttore per accendere la luce del bagno, quest’ultima mi ha salutato con un flash e s’è spenta per sempre.
Alla fine, su proposta del principino Pu (che ha riso di me per tutto il tempo, ma che sotto sotto è un borghesaccio della peggior specie con la puzza sotto al naso) siamo tornati a casa con un giorno d’anticipo… Tsk!!
Prima di andarcene, però, abbiamo avuto il tempo di visitare il museo archeologico: veramente un museo ben tenuto e soprattutto gratis!! Bello!!