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‘Libri’

Corpi freddi

Sabato, 30 Giugno, 2007 @ 9:17 am

Titolo: Corpi freddi
Autore: Kathy Reichs
Casa editrice: Rizzoli

Tempe Brennan è alle prese con l’organizzazione di un weekend di completo relax, quando viene contattata in seguito alla scoperta di un cadavere in decomposizione in un terreno che appartiene a una chiesa.
Il cadavere è di una donna mutilata e smembrata, vittima di un pazzo… Altri cadaveri vengono ritrovati in condizioni simili, ma mentre gli investigatori non sono convinti che gli assassinii siano opera di una stessa mano, la dottoressa Brennan seguirà una sua pista finendo nei guai (come sempre  ).
Alla fine il collegamento tra le vittime viene scoperto e il caso viene tragicamente risolto, pur con un prezzo veramente molto alto per Temperance.

E’ il primo libro della saga della dottoressa Brennan, vengono introdotti tutti i personaggi costanti delle serie: i colleghi, il patologo, gli investigatori (Claudel, Ryan, Bertrand e Charbonneau), Birdie, etc.
Ho trovato il libro molto molto lento fino a metà circa; verso la fine la tensione cresce molto rapidamente e altrettanto rapidamente si conclude il libro. Avendone già letti altri, posso dire che questo schema vale anche per tutti gli altri romanzi dell’autrice. -_-
La differenza sta nel modo in cui lei racconta la prima parte, a volte lo fa in modo dinamico, attivo e coinvolgente, altre è una palla piena zeppa di eventi inutili (pranzi, docce, cene, palestra, etc), pippe mentali e descrizioni pesantissime da digerire. Questo libro rientra nella seconda categoria. -_-
Stilisticamente valgono sempre le stesse osservazioni: scrittura semplicissima e molto descrittiva.

La Compagnia dei Celestini

Mercoledì, 20 Giugno, 2007 @ 4:37 pm

Titolo: La Compagnia dei Celestini
Autore: Stefano Benni
Casa editrice: Feltrinelli

Dal retro del libro:
Un’oscura e crudele profezia che appare sui muri, scritta da una mano invisibile, incombe sulla ricca e corrotta terra di Gladonia. Anno 1990 e rotti: Memorino, Lucifero a Alì, gli spiriti più ribelli dell’orfanotrofio dei Celestini, fuggono per poter rappresentare Gladonia al Campionato Mondiale di Pallastrada, organizzato dal Grande Bastardo in persona, protettore degli orfani di tutto il mondo. Al loro inseguimento si lanciano Don Biffero, il priore Zopilote dal segreto diabolico, e Don Bracco, il segugio di orfani, nonché il celebre e cinico giornalista Fimicoli con il fedele scudiero-fotogarfo Rosalino. Nella fuga e nell’inseguimento si incontrano, si perdono e si ritrovano personaggi strordinari, i nove pittori pazzi Pelicorti, la bionda e misteriosa Celeste, i magici gemelli campioni da pallastrada, il re dei famburger Barbablù, il meccanico Finezza, il professor Eraclitus, l’Egoarca Mussolardi, l’uomo più ricco e fetente di Gladonia, e le numerose squadre di pallastrada provenienti da tutto il mondo, leoni africani, sciamani, pivetes e volpette lapponi. Ma dopo l’ultimo scontro tra Celesti e Diavoli la profezia del palazzo…

Questo è il secondo libro che leggo di Benni. Il primo, Terra!, mi era piaciuto da morire. La lettura della Compagnia dei Celestini, invece, non riusciva a decollare. Insistendo, ho capito perchè. Ci vuole concentrazione per seguire la storia: il racconto è pieno zeppo di personaggi, nomi, storie e luoghi. Capita che si possa perdere il filo e quindi dover fare mente locale o tornare indietro di qualche pagina.
Questo, però, non lo considero un difetto, anzi, per quanto mi riguarda, è stato come se Benni si fosse limitato a descrivere un mondo reale, alternativo al nostro, quindi con tante storie di tante persone diverse, tanti sogni, esperienze e tragedie. E a voler essere pignoli il mondo descritto da Benni esiste veramente: tutto il racconto è un’allegoria dell’Italia di qualche anno fa, anche se io continuo a trovarlo estremamente attuale (significherà forse che in Italia dai primi anni ‘90 ad oggi non è cambiato niente?  ).
I personaggi negativi sono lo specchio di quello che era (ed è) il mondo politico e “culturale” del periodo (o attuale) e alcuni sono ricalcati da personaggi realmente esistenti… Non è difficile identificare il peggior fetente di Gladonia, Mussolardi, con Berlusconi, o il giornalista Giulio Fimicoli con uno qualsiasi dei nostri pseudo giornalisti televisivi, leccaculo e schietto, critico verso il sistema ma totalmente parte di esso, a caccia di audience ad ogni costo, cinico e scorretto.

Oltre ai numerosissimo nomi e personaggi da tenere a mente, la lettura è resa un pochino difficoltosa dallo stile di Benni, che personalmente mi ha mandato in estasi  I periodi sono contorti, ricchissimi di iperboli e metafore, giochi di parole e parole coniate per l’occasione.  Il lessico quindi è molto vivace, a tratti forbito, a tratti visionario, ma è fantastico.
La trama è un po’ confusa e non nascondo che ci sono delle cose che non ho capito  ma spero di rimediare con la seconda lettura

In definitiva un ottimo libro. Non lo consiglio alle persone prive di ironia e incapaci di capire la satira

Viaggio fatale

Giovedì, 24 Maggio, 2007 @ 11:50 am

Titolo: Viaggio fatale
Autore: Kathy Reichs
Casa editrice: Rizzoli

E’ il quarto libro della saga di Temperance Brennan.
Tutto inizia con un disastro aereo in cui perdono la vita circa 88 persone, per la maggior parte studenti. L’opinione pubblica e i media si riversano sulla vicenda, chiedendo a gran voce il colpevole. L’ipotesi principale circa la causa del disastro è l’attentato terroristico. Ben presto, però, si scoprirà che le cose non sono così elementari come sembrano e che le persone non sempre sono quello che fanno vedere.
Anche questa volta Tempe rischia la vita in nome della verità e della sua deontologia professionale messa a dura prova da una serie di calunnie architettate per screditarla nel panorama scientifico.

Stilisticamente, le impressioni sono le stesse espresse a riguardo di Cadaveri innocenti: troppe descrizioni di cose inutili, come cibi, vestiti, auto, etc, e un registro spesso troppo elementare per i miei gusti.
Questa volta, però, ho trovato i temi trattati veramente interessanti. La trama mi è piaciuta tantissimo, ricca di tensione e costruita in modo tale che il lettore si chieda costantemente “E ora?”.
Davvero una bella lettura!

Cadaveri innocenti

Sabato, 12 Maggio, 2007 @ 10:15 am

Titolo: Cadaveri innocenti
Autore: Kathy Reichs
Casa editrice: Rizzoli

Ho scoperto questa autrice seguendo la serie televisiva Bones. Infatti il personaggio di Bones è ispirato a quello dei libri di Kathy Reichs e a quest’ultima è stato chiesto di collaborare alle sceneggiature. Le similitudini, comunque, si riducono a poche cose: il personaggio principale ha lo stesso nome e la stessa professione, tutto il resto è assolutamente diverso, dall’ambientazione, alla caratterizzazione dei personaggi, alla presenza dei personaggi stessi. La protagonista, Temperance Brennan, ha due caratteri e modi di fare diversi nei romanzi e nel telefilm. Quella dei romanzi sembra molto più “umana” e meno razionale, mentre nel telefilm a volte sembra davvero un alieno per quanto è distaccata, fredda, professionale e “scientifica”, anche nella vita privata. A me piace più quella del telefilm proprio perché i personaggi con caratteristiche estreme mi attraggono molto.

Il libro è un giallo o più precisamente un medical thriller. Tempe è un’antropologa forense che insegna all’Università del North Carolina e lavora presso il laboratorio di scienze giudiziarie e di medicina legale della provincia del Quebec. E’ divorziata con una figlia al college, ha una sorella stramba e un collega affascinante dagli occhi azzurri. Sostanzialmente nel libro Tempe fa quello che fanno gli antropologi forensi: analizza le ossa dei cadaveri. E quindi la narrazione è ricca di descrizioni di traumi, fratture, incisioni, insetti e resti di tessuti molli in decomposizione. Non mancano le digressioni scientifiche sui metodi di raccolta delle informazioni e sull’analisi dei dati riscontrati, e non si tratta di tecniche fantascientifiche (come quelle che di solito si vedono nei telefilm ), ma le azioni che compie Brennan nel suo laboratorio, sono le stesse che compie la Reichs che, prima di essere una scrittrice di successo, è un’affermata antropologa forense.
La trama è complicata e solo alla fine si ha un quadro d’insieme esaustivo, o almeno per me è stato così. Spesso l’autrice non ci comunica subito le conclusioni o le scoperte che fanno i vari personaggi, salvo poi venirne a conoscenza molti capitoli più in là, magari attraverso i resoconti che i personaggi in questione comunicano l’un l’altro. Ritengo che questo sia un espediente molto banale per tentare di far aumentare la tensione, suspense da quattro soldi, ed è una cosa che mi ha irritato molto leggendo perché a me mancava sempre un tassello per capire, mentre il personaggio aveva già ricevuto l’illuminazione. In sostanza, facendo un paragone con le avventure grafiche, è come quando raccogli un oggetto o compi un’azione senza sapere perché; a me piacciono molto di più quelle in cui i vari oggetti si sbloccano man mano che ti servono.
Per quanto mi riguarda, quindi, il libro ha prodotto tensione pressocchè nulla, anche se il voler sapere come andasse a finire mi ha spinto a leggerlo con foga. Questo significa che non ritengo il libro proprio da buttare, l’averlo finito rapidamente indica che l’ho trovato interessante, a differenza di altri libri lasciati a metà per quanto fossero noiosi e insulsi (Tsugumi di Banana Yoshimoto su tutti). Tutto sommato è una lettura che scivola semplicemente, anche se magari l’autrice aveva altri scopi.

L’aspetto stilistico è quello che mi ha lasciato più insoddisfatta, anche se me lo aspettavo. I periodi sono semplicissimi e spesso troppo sintetici, ma se consideriamo che a scrivere è una “scienziata” risulta una cosa normale, anzi la chiarezza espositiva è senza dubbio da ammirare. Il lessico, quando non si arricchisce di termini specifici, è molto elementare. L’autrice ha la tendenza ad abbondare in descrizioni capziose e particolareggiate e questo per me è un difetto in quanto, spesso, la lettura diventa noiosa e il lettore si trova immerso in una serie di dettagli inutili. Io ritengo che non tutte le descrizioni debbano puntare sulla perfetta riproduzione dell’ambiente circostante, in certi frangenti un resonto meno preciso ma più “sentito” è la scelta migliore. Quindi ben venga una descrizione dettagliatissima sull’arma del delitto, sulle ferite, sulla scena del crimine, ma ti prego non mi descrivere come si vestono i personaggi, a partire dalla protagonista. Chi se ne frega se indossa la tuta, i jeans o il pigiama? L’autrice si dilunga molto su questo genere di resoconti e spezza troppo spesso la narrazione, così se c’era un briciolo di tensione si esaurisce all’istante.

Trilogia malese

Venerdì, 6 Aprile, 2007 @ 3:03 pm

Titolo: Trilogia malese: L’ora della tigre - Il nemico tra le coperte - Letti d’Oriente
Autore: Burgess Anthony
Editore
: Einaudi

Per quanto mi riguarda, riassumere il contenuto di questo libro è impossibile. E’ composto da tre romanzi scritti da Burgess tra il 1955 e il 1957 (se non confondo le date) ispirandosi alla sua esperienza di funzionario del governo britannico in Malaysia, al tramonto del colonialismo inglese. Il filo conduttore dei tre libri è Victor Crabbe, un inglese giunto in Malaysia come insegnante e successivamente diventato funzionario del ministero dell’istruzione nel periodo di transizione tra il governo britannico e quello malese.
Crabbe non è il solito inglese borioso del periodo coloniale: non si sente superiore alla popolazione autoctona, anzi ama quella terra ed intenzionato a farsene assorbire, inconsciamente sperando di cancellare la sua storia passata che al contrario pare aspettarlo in oriente. In cuor suo egli vuole essere utile alla popolazione locale, vuole che nasca l’armonia tra le razze, vuole che la Malaysia possa diventare un vero stato indipendente e multiculturale.
Il melting pot di razze che abitano quei territori rappresenta, secondo me, il vero protagonista del libro. Crabbe è immerso in questa società caotica, rumorosa, contraddittoria e spesso assurda agli occhi degli occidentali. Una società in cui si professano tanti culti, ma in cui vige la legge islamica della quale i malesi stessi non hanno un’immagine chiara… La professano senza sapere chiaramente perché e soprattutto in un modo un po’ frivolo, barcamenandosi e spesso abbandonandosi ai vizi, per loro “esotici”, degli occidentali.
Una società in cui si parlano lingue diverse a seconda della “razza” di appartenenza e in cui spesso la gente non è in grado di comunicare con il prossimo: cinesi che parlano solo cinese, malesi che parlano malese, arabi che parlano arabo, tamil, sikh, indiani, inglesi, olandesi, francesi, australiani…
Una società permeata di pregiudizi razziali: non solo da parte degli inglesi conquistatori, ma ciascuna razza si sente in qualche modo superiore, migliore e legittima rispetto a un’altra.
E ancora una società ricca di culti, costumi, rituali in cui a comandare sono i sultani o i raja che fanno collezione di automobili straniere.
Il libro è pieno zeppo di nomi, personaggi, storie che si intrecciano inconsapevolmente tra di loro dando l’idea di un mondo caotico e, paradossalmente, limitato.

E’ un libro fantastico. Burgess ti da la sensazione di essere davvero in mezzo a quelle strade polverose, con la camicia impregnata di sudore, con le orecchie piene del frastuono delle voci… Lui c’è stato realmente e descrive tutto con una tal dovizia di particolari, con una precisione e una cura certosina, senza mai, però, annoiare, senza mai diventare un “documentario”. E’ fantastico.
L’unica pecca, secondo me, è un errore di traduzione nel titolo del primo romanzo. In inglese è Time for Tiger, tradotto L’ora della Tigre… Peccato che tutto il romanzo sia incentrato sulla birra e in particolar modo sulla Tiger (una birra)… Il titolo corretto sarebbe, seconda me, Il tempo di una Tiger o L’ora per una birra o qualcosa di simile.