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‘Libri’

Orgoglio e Pregiudizio

Venerdì, 2 Maggio, 2008 @ 4:57 pm

Ho comprato questo libro domenica 13 (aprile) con la convinzione di leggere una storia melensa e pesantuccia: un classico polpettone sentimentale. Mai pensiero fu più sbagliato!
Conoscevo già la storia a grandi linee avendo visto il film con Keira Knightley, ma dato che di solito registi e sceneggiatori si prendono parecchie libertà quando lavorano a un film tratto da un libro, mi aspettavo qualcosa di abbastanza diverso. E in effetti è diverso. In positivo.

La trama non ha niente di originale o affascinante: è solo una storia d’amore. Eppure il libro l’ho trovato splendido. La tecnica narrativa della Austen mi ha tenuto incollata al romanzo per ore intere, senza annoiarmi mai e anzi con il desiderio di andare sempre oltre. Pur conoscendo l’epilogo della storia, ero curiosa di vedere come ci si sarebbe arrivati e dopo aver letto l’ultima pagina ho iniziato a chiedermi “E poi? E poi?” tanto mi ero affezionata a Elizabeth, Jane, Bingley e Darcy. Avrei tanto voluto che la Austen avesse scritto un altro romanzo su Lizzy e Darcy. Ora dovrò sopperire con la mia fantasia a questa mancanza. :P
Dopo le prime pagine, ero già profondamente convinta che Mr Darcy sarebbe entrato nella schiera dei miei amori letterari e infatti ora è lì, a far compagnia a Lord Henry, Don Salina, Adriano e altri. :e
Darcy ha tutte le caratteristiche per piacermi: è orgoglioso e conscio della sua posizione, ma questo non gli impedisce a un certo punto di mettersi in discussione. Dimostra di essere mentalmente aperto e moderno, in un’epoca in cui l’opinione comune determinava e limitava le scelte delle persone.
Già dall’incipit non si può fare a meno di notare la profonda ironia con cui vengono raccontati gli usi, i pensieri, i modi e le consuetudini dell’epoca. In particolare Mr Bennet è autore di una serie di osservazioni pungenti atte a mostrare la frivolezza e la sciocca ritualità di alcuni comportamenti. Le donne vengono dipinte come un insieme di creature sciocche e vanitose, interessate solo ad accalappiare un uomo per sistemarsi. Le eccezioni sono rare e sono incarnate dalle due eroine, Elizabeth e Jane. Gli uomini non se la passano meglio rappresentati dal petulante mr Collins e dal truffaldino mr Wickman, e anche mr Bennet che a prima vista parrebbe un uomo fuori dagli schemi, pecca di indolenza ed eccessiva indulgenza.
In generale, la società descritta è composta da individui interessati a mostrare i proprio titoli e le proprie ricchezze, anche quando queste ultime non sono presenti. E si può facilmente notare come le cose non siano cambiate di una virgola nonostante siano passati due secoli, anno più, anno meno. :e

Libri-test

Martedì, 15 Aprile, 2008 @ 9:24 pm

Dato che non mi va di parlare di politca, preferisco dedicarmi a questo genere di scemenze.

1. Stai leggendo un libro attualmente? Quale? Sto leggendo: Elianto (Benni), Pensieri (Leopardi) e Orgoglio e pregiudizio (Austen).

2. Perchè hai scelto questo libro? Mi hanno scelto loro.

3. Ti piace farti consigliare libri dagli amici? Assolutamente no.

4. Lo scaffale che visiti per primo in libreria? Letteratura.

5. Il tuo libro preferito? Memorie di Adriano.

6. Quello più brutto? Tsugumi.

7. L’ultimo libro che hai letto? Madame Bovary.

8. Quello che aspetta sullo scaffale da anni? Troppi. :/

9. Quello che rileggeresti? Memorie di Adriano, Il ritratto di Dorian Gray, Arancia meccanica e tanti altri.

10. Quello che non hai compreso? - Penso La danza della realtà di Jodorowski.

11. Quello che hai lasciato a metà senza rimpianti? I Racconti di Lovercraft.

12. Quello che hai lasciato a metà a malincuore? Se un libro mi piace non lo lascio mai a metà.

13. Tre libri che vorresti leggere in futuro: Il tamburo di latta, La svastica sul sole e Ragione e sentimento. Li ho comprati (cioè Andrea li ha comprati :P ) tutti e tre domenica.

14. Tre autori che ti piacciono: Philip Dick, Anthony Burgess, Marguerite Yourcenar.

15. Tre personaggi letterari tra i tuoi preferiti: Don Fabrizio Salina (Gattopardo), Adriano (Memorie di Adriano), Zenone (Opera al nero).

16. Tre libri che non avresti voluto leggere: Tsugumi e altre banalità della Yoshimoto.

17. Tre autori che non ti piacciono: per ora, solo Banana Yoshimoto.

18. Tre personaggi letterari che detesti: Tsugumi, Emma Bovary, tutti i personaggi di Almost Blue.

19. Il tuo racconto preferito? Una giornata da Novelle per un anno di Pirandello.

20. Il libro della tua infanzia? Puzzy la strega o qualcosa di simile. :e

21. Il primo libro da “adulto”? Il Gattopardo.

22. Un libro che hai comprato solo perchè ti piaceva il titolo: Quando Teresa si arrabbiò con Dio.

23. Un libro che hai comprato perchè ti piaceva la copertina: :e Quando Teresa si arrabbiò con Dio

24. Classici o Moderni? Classici!

25. Ottocento o Novecento? Metà ottocento e metà novecento.

26. Il più bel film tratto da un libro? Il partigiano Johnny e Arancia Meccanica.

27. Il primo libro che ti viene in mente? Ma se ho parlato di libri fino ad ora!!!! Come faccio?? :tsk:

28. Il tuo genere preferito? Non lo so. :P

Madame Bovary

Sabato, 22 Marzo, 2008 @ 11:45 am

Titolo: La signora Bovary
Autore: Gustave Flaubert
Casa editrice: Rizzoli (BUR)

Penso che la trama sia arcinota. Brevemente, Emma si sposa con un uomo che non ama sperando di stravolgere la sua vita, ma si trova imbrigliata in un matrimonio che non la rende felice. In preda all’insoddisfazione sperpera il denaro del marito in cose futili e in regali agli amanti. Alla fine non riuscendo più a gestire la situazione, si suicida.

Io detesto Emma. E’ una donna veramente stupida e capricciosa, incapace di accettare i limiti della sua condizione e che a parte lamentarsi, non fa assolutamente niente per cambiarla. Sogna gli amori e le passioni della letteratura, anela la ricchezza e la vita frivola parigina. Detesta il marito che, al contrario, l’adora e lo ritiene colpevole della sua insoddisfazione perchè privo di ambizioni e ricchezze.
Vive tutta la sua vita nel desiderio di qualcosa che non ha e distrugge tutto quello che le capita tra le mani, in particolar modo la dignità di Carlo che viene ridicolizzato e umiliato dai suoi comportamenti egoistici.
Alla fine non è nemmeno in grado di affrontare le sue vergogne e ricorre al suicidio lasciando il marito e la figlia nella miseria da lei causata.
Ho letto in giro che Emma è considerata il primo esempio di femminismo. Non vedo cosa ci sia di femminista nel cercare consolazione, per un matrimonio sbagliato, tra le braccia di altri uomini che palesemente sono interessati a lei solo da un punto di vista sessuale (e che la mollano non appena la storia pare diventare più seria). D’altra parte non fa assolutamente niente per guadagnare il denaro necessario per i suoi vizi, anzi abusa dell’ingenuità e della fiducia del marito e sperpera il suo patrimonio.

Emma a parte, il romanzo è, secondo me, perfetto. Tanto di cappello a Flaubert che viene appunto considerato uno dei più grandi romanzieri della storia della letteratura. Mi è piaciuto sotto tutti i punti di vista e anche la profonda antipatia che provo per Emma è sintomo di un grande coinvolgimento. ^^

Ubik

Giovedì, 6 Marzo, 2008 @ 6:55 pm

Titolo: Ubik
Autore: Philip K. Dick
Casa editrice: Fanucci

Ho divorato questo libro in appena due giorni e mezzo.
Come sempre nei confronti della fantascienza sono scettica. In questo caso poi, in quarta copertina, c’era solo scritto “Io sono vivo, voi siete morti”. Diciamo che non so nemmeno io perché abbia scelto questo romanzo: ero nella feltrinelli e me lo sono ritrovato in mano. Come spesso mi succede, è il libro che ha scelto me.
Il fatto che la Fanucci abbia deciso di usare il rosa shocking per la copertina non c’entra niente ( :asd: ), anzi, devo ammettere, che in questo caso, quel colore l’ho trovato piuttosto fastidioso e inutilmente appariscente.

Non racconterò la trama perché, secondo me, qualsiasi passaggio svelato rovina l’atmosfera, la tensione, quel quid che ti fa restare sveglia tutta la notte, resistendo agli occhi che si chiudono, per sapere come prosegue la narrazione.
Dirò solo che mi ha preso tantissimo e che in certi momenti ho iniziato a farmi così tante domande da dover sospendere la lettura per restare 10-15 minuti a pensare e metabolizzare. Più di una volta, alla fine di un paragrafo, mi è sfuggito un “WOW!” ad alta voce, reazione, probabilmente infantile, al mondo e alle dinamiche create da Dick. L’epilogo, poi, mi ha lasciato completamente di stucco e non perché non l’avessi previsto: m’era venuta un’idea simile, ma non era abbastanza convincente. C’erano così tante cose poco chiare, confuse, sfumate, sovrapposte, contraddittorie che quella probabilità non riusciva a diventare certezza e quindi ho optato per un’altra teoria. Anche in questo, Dick è stato fenomenale.
In questo romanzo ho trovato in piccolo quello che avevo adorato della trilogia di Valis: il richiamo alla filosofia, al misticismo e alla spiritualità. E’ sempre entusiasmante leggere come Dick cerca di spiegare il suo punto di vista sulla realtà, la sua visione del mondo, in modo assolutamente semplice ed elementare, pur ricorrendo a teorie non alla portata di tutti. La citazione del pensiero di Platone non me l’aspettavo e mi ha stuzzicato parecchio, soprattutto perché sono cose studiate molto tempo fa e che, da allora, non ho più avuto modo di affrontare (avendo scelto un percorso di studi di merda!).
Inoltre, il tema della realtà che non è reale e della manipolazione di quest’ultima tramite la mente e la volontà mi ha fatto venire in mente Matrix, che evidentemente non era poi così originale come ce l’hanno fatto passare. :asd:
Mi è piaciuto molto il mondo del 1992 immaginato da Dick: un mondo grottesco permeato di tecnologia. Tutto è elettronico e funziona con le monetine, persino la porta di ingresso di casa, che si rifiuta di aprirsi e tiene prigionieri gli inquilini finché non riceve il suo compenso. Sembra di trovarsi in una versione tecnologica del paese delle meraviglie di Alice, in cui la realtà si manifesta in modo assurdo e illogico.
Infine, ritengo geniali le piccole pubblicità che aprono ogni capitolo: l’Ubik è pubblicizzato in ogni forma e inizialmente non si riesce a capire se sia una presa in giro oppure abbia una utilità ai fini del racconto. Chiaramente ce l’ha!

Che dire ancora? Ubik promosso a pieni voti!

Avvicinandomi alla fantascienza che prima snobbavo mi son resa conto che 40 anni fa (anno più anno meno) avevano davvero una strana idea del progresso tecnologico, come se quest’ultimo potesse compiere straordinari, rapidi e ampi balzi in avanti: macchine volanti, viaggi spaziali, tecnologia onnipresente e predominante, organi artificiali, androidi, etc… Pensavano che 20, 30 o 40 anni potessero essere sufficienti per stravolgere completamente la realtà. Diciamo che con il senno di poi, mi sembra una prospettiva un po’ troppo ottimistica.
Ad esempio, gli eventi di Ubik si svolgono nel 1992, ma il libro è stato scritto nel 1969. In 23 anni, secondo la fantasia di Dick, il genere umano avrebbe colonizzato la Luna, costruito macchine volanti, perfezionato la scienza medica al punto da mantenere le persone in semi-vita, congelate, ma coscienti (anche se in modo non continuo), etc… Se oggi penso a come sarà il mondo tra 23 anni, vedo nella migliore delle ipotesi una realtà a grandi linee immutata, magari con la tecnologia ancora più funzionale e presente, ma non credo che avremo colonizzato alcunché o scoperto la strada per la quasi-immortalità… Questo sempre se non ci saremo annientati l’uno con l’altro, ovviamente. Non vedo un futuro esageratamente progredito. Come facevano?

I dolori del giovane Werther

Giovedì, 7 Febbraio, 2008 @ 5:24 pm

Titolo: I dolori del giovane Werther
Autore: J. W. Goethe
Casa editrice: Feltrinelli

Ieri notte ho letto le ultime pagine de I dolori del giovane Werther. La conclusione, pur essendo stranota, mi ha lasciato un po’ perplessa. Mi è sembrato come se Werther stesse solo cercando una scusa per commettere il suicidio e, quindi, come se la passione per Lotte fosse solo uno dei tanti pretesti possibili. In altre parole, Werther era a conoscenza della condizione di Lotte e dell’esistenza di un fidanzato ben prima di incontrarla, ed è come se egli abbia deliberatamente scelto di amarla seguendo un qualche tipo di istinto autolesionista che l’avrebbe condotto nel baratro. Il suo è un amore ossessivo e usurante, come quello raccontato nei canti di Ossian citati nel romanzo. Werther pur non ricevendo alcun tipo di incoraggiamento da Lotte, fomenta i suoi sentimenti e si ostina a desiderare qualcosa che non potrà mai ottenere e nel momento in cui diventa invadente, si manifesta la conseguenza più ovvia: l’allontanamento. E a me è sembrato che Werther non stesse aspettando altro, come se stesse provocando Lotte in modo da ottenere la reazione sperata e quindi, la giustificazione perfetta per i suoi intenti suicidi. Alla fine, la visione della realtà di Werther era completamente distorta, completamente finalizzata al suicidio, descritto da quest’ultimo come un atto eroico, necessario per il suo bene e per quello dell’amata.
Se devo essere sincera, in questo caso, il suicidio mi sembra solo un gesto infantile, una fuga dalle responsabilità dei propri gesti.

In generale, non sono riuscita a identificarmi con Werther. Non comprendo quel tipo di amore, nè la sua invadenza nei confronti di Lotte e Albert. Tutte le volte che il mio amore non è stato corrisposto, io mi sono limitata ad osservare da lontano, ad ammirare e fantasticare, a soffrire silenziosamente convinta di non dover, mai e poi mai, interferire con la vita dell’altra persona. Ma mi è stato rinfacciato spesso di essere troppo razionale da questo punto di vista, quindi non credo di essere un buon termine di paragone.
Mi sono sentita vicina al protagonista solo nei momenti di stizza verso l’arroganza e la vanagloria della mediocrità. Chi mi conosce sa che mi scontro spesso con la tendenza di certe persone a dipingersi meglio di quanto non siano, ad attribuirsi meriti inesistenti, a mettere in mostra le proprie misere conoscenze facendosi passare per premi Nobel. E onestamente, non riesco proprio a capire perché si debba sempre cercare di sembrare migliori, senza poi sforzarsi di esserlo veramente.
In definitiva, oggi come ieri, quello che conta non è essere e sapere, ma solo far vedere di essere e di sapere.