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‘Libri’

North & South

lunedì, 13 luglio, 2009 @ 8:26 pm

North & South (cap. XXIV, Mistakes cleared up) di Elizabeth Gaskell.

‘One word more. You look as if you thought it tainted you to be loved by me. You cannot avoid it. Nay, I, if I would, cannot cleanse you from it. But I would not, if I could. I have never loved any woman before: my life has been too busy, my thoughts too much absorbed with other things. Now I love, and will love. But do not be afraid of too much expression on my part.’

Poor Mr. Thornton! :’(

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Notre-Dame de Paris

lunedì, 8 giugno, 2009 @ 10:17 am

Sono rimasta molto molto sorpresa dal finale. Non avendo mai visto film e sceneggiati, non avevo idea di come potesse finire, avevo una mia idea in mente, ma Hugo è andato oltre la mia immaginazione!
Nonostante l’inizio molto lento e difficoltoso, il romanzo prende il volo nel momento in cui si iniziano a delineare i rapporti tra i personaggi. Tutto ruota attorno all’egoismo e alla superficialità, a dispetto dell’ingenuità e della purezza (di Quasimodo ed Esmeralda). Hugo aggiunge anche superstizione e ignoranza per completare il quadro di un medioevo, ormai agli sgoccioli, gretto e miserabile. Il popolo è dipinto come una massa informe governata dal pettegolezzo e dal sospetto, una sorta di onda che si muove sospinta dalle dicerie e dall’ignoranza. Gli uomini di cultura (Frollo, Gringoire, ma anche i vari funzionari) sono egoisti e superficiali, e non esitano a calpestare tutto e tutti in virtù del proprio tornaconto, qualsiasi esso sia. Gli uomini, nel complesso, fanno una pessima figura. Frollo è indescrivibile, definirlo pazzo equivarrebbe a privarlo di parte delle sue responsabilità. Gringoire è ignavo, scivola da una parte all’altra senza lasciare traccia nel totale disinteresse per il prossimo. Phoebus è un’idiota. :D L’unico uomo con un animo nobile è Quasimodo che agli occhi di tutti non è nemmeno un essere umano.
Tra le donne, a parte Esmeralda e l’insaccata, spiccano solo le quattro (o erano tre?) popolane che appunto sono fedelissime allo stereotipo a cui appartengono.
In generale, comunque, i personaggi sono un po’ tutti stereotipati e si comportano tutti in modo abbastanza prevedibile; forse questo è dovuto alla giovane età di Hugo e alla sua mancanza di esperienza riconducibile al periodo in cui scrisse il romanzo.
I difetti di questo romanzo sono i soliti di Hugo: prolissità e lungaggine nelle descrizioni ambientali e nella narrazione di eventi che  costituiscono il substrato su cui poggiare la storia. Ci sono dei capitoli in cui ci si trova dinnanzi a un elenco di nomi e di cariche senza che se ne comprenda il reale scopo, oppure a interminabili descrizioni architettoniche che risultano contorte e difficili da seguire.

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Il conte di Montecristo

venerdì, 10 aprile, 2009 @ 9:47 am

[...] Quanto a voi, Morrel, ecco tutto il motivo segreto della mia condotta verso di voi: non vi sono né felicità, né infelicità assolute in questo mondo, vi è soltanto il paragone tra una condizione e l’altra, ecco tutto. Solo colui che ha provato l’estremo dolore è atto a gustare la più grande felicità. Bisogna aver desiderato la morte, Maximilien, per sapere quanto è bello vivere. Vivete, dunque, e siate felici, figli prediletti del mio cuore, e non dimenticare mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo i segreti dell’avvenire, tutta la saggezza umana sarà riposta in queste due parole: Aspettare e Sperare. [...]

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I Miserabili

sabato, 29 novembre, 2008 @ 9:47 pm

La settimana scorsa ho finalmente portato a termine la lettura de I Miserabili di Victor Hugo. Romanzo immenso. Tantissimi personaggi, perfettamente caratterizzati e descritti fin nei minimi particolari. Ricostruzioni degli eventi storici, dello stile di vita e della cultura popolare molto dettagliate e accurate. Lessico semplice, ma curato e molto molto enfatico. Il mio giudizio complessivo è più che positivo, anche se a un certo punto ho perso interesse per le infinite narrazioni delle battaglie, delle rivolte, di Napoleone, di Luigi Filippo, della cloaca, dell’argot, etc…

Ho trovato molto dolce il modo in cui Hugo descrive le donne e i sacrifici estremi che queste ultime sono costrette a sopportare per sopravvivere: tristissimo il destino di Fantine e della Cosette bambina, ma anche dell’adolescente Eponine. Inutile dire che ho adorato Jean Valjean dalla prima all’ultima pagina, ho adorato il suo essere in bilico, il suo essere contraddittorio, la sua lotta verso la redenzione, il suo riuscire a fare sempre la cosa giusta al di là dei suoi interessi personali, la sua dignità e la sua onestà.
Non è in Valjean che mi sono identificata, bensì in Javert. Javert così quadrato, rigido, razionale, inflessibile, sempre coerente con la sua visione del mondo fino a che nel suo mondo fatto di estremi non penetra il dubbio. I suoi schemi mentali s’infrangono, Javert perde le sue certezze e perde se stesso.
Escludendo i personaggi principali, il personaggio che più mi ha commosso è papà Mabeuf. Mi ha molto intenerito la figura di questo uomo semplice e dignitoso che vive in un mondo tutto suo e che viene trascinato violentemente alla realtà dalla miseria. Vendendo il suo ultimo libro è come se perdesse l’anima. Mi ha commosso quasi quanto Fantine che è costretta a vendere i denti per racimolare i soldi necessari per Cosette.

[SPOILER WARNING] Il finale è un happy end un po’ strano. I personaggi principali, esclusi Fantine, Marius e Thenardier, muoiono nel corso degli ultimi capitoli. Fantine e Marius rappresentano l’ingenuità e la purezza che trionfa su tutto. Il loro amore così angelico e soave è davvero poco versomile, però è bellissimo da leggere: riempie di dolcezza e tranquillità. Thenardier, invece, rappresenta l’astuzia volta a ingannare il prossimo. Ogni sua azione ha lo scopo di trarre vantaggio ai danni del prossimo. È falso e bugiardo, e non prova affetto o rispetto per nessuno dei suoi familiari.
In un lieto fine, ci si aspetterebbe che un personaggio come Thenardier subisse un qualche tipo di punizione o “contrappasso”, invece non è così. Pur essendo stato smascherato, ottiene il denaro necessario per compiere il suo viaggio. Come spesso accade non comprende perché gli venga dato ciò che chiede nonostante la sua colpevolezza conclamata, non comprende che quello che riceve è solo disprezzo sotto forma di denaro.
Da questo punto di vista, quindi, al trionfo di Marius e Cosette corrisponde il trionfo di Thenardier. Se, però, si considera il viaggio di Thenardier come un allontanamento del male da Cosette, allora l’impressione iniziale cambia. Cosette e Marius, finalmente, sono liberi di vivere serenamente il loro amore e tutta la sofferenza di Fantine e Jean Valjean si concretizza nella felicità assoluta della piccola Euphrasie.

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Orgoglio e Pregiudizio

venerdì, 2 maggio, 2008 @ 4:57 pm

Ho comprato questo libro domenica 13 (aprile) con la convinzione di leggere una storia melensa e pesantuccia: un classico polpettone sentimentale. Mai pensiero fu più sbagliato!
Conoscevo già la storia a grandi linee avendo visto il film con Keira Knightley, ma dato che di solito registi e sceneggiatori si prendono parecchie libertà quando lavorano a un film tratto da un libro, mi aspettavo qualcosa di abbastanza diverso. E in effetti è diverso. In positivo.

La trama non ha niente di originale o affascinante: è solo una storia d’amore. Eppure il libro l’ho trovato splendido. La tecnica narrativa della Austen mi ha tenuto incollata al romanzo per ore intere, senza annoiarmi mai e anzi con il desiderio di andare sempre oltre. Pur conoscendo l’epilogo della storia, ero curiosa di vedere come ci si sarebbe arrivati e dopo aver letto l’ultima pagina ho iniziato a chiedermi “E poi? E poi?” tanto mi ero affezionata a Elizabeth, Jane, Bingley e Darcy. Avrei tanto voluto che la Austen avesse scritto un altro romanzo su Lizzy e Darcy. Ora dovrò sopperire con la mia fantasia a questa mancanza. :P
Dopo le prime pagine, ero già profondamente convinta che Mr Darcy sarebbe entrato nella schiera dei miei amori letterari e infatti ora è lì, a far compagnia a Lord Henry, Don Salina, Adriano e altri. :e
Darcy ha tutte le caratteristiche per piacermi: è orgoglioso e conscio della sua posizione, ma questo non gli impedisce a un certo punto di mettersi in discussione. Dimostra di essere mentalmente aperto e moderno, in un’epoca in cui l’opinione comune determinava e limitava le scelte delle persone.
Già dall’incipit non si può fare a meno di notare la profonda ironia con cui vengono raccontati gli usi, i pensieri, i modi e le consuetudini dell’epoca. In particolare Mr Bennet è autore di una serie di osservazioni pungenti atte a mostrare la frivolezza e la sciocca ritualità di alcuni comportamenti. Le donne vengono dipinte come un insieme di creature sciocche e vanitose, interessate solo ad accalappiare un uomo per sistemarsi. Le eccezioni sono rare e sono incarnate dalle due eroine, Elizabeth e Jane. Gli uomini non se la passano meglio rappresentati dal petulante mr Collins e dal truffaldino mr Wickman, e anche mr Bennet che a prima vista parrebbe un uomo fuori dagli schemi, pecca di indolenza ed eccessiva indulgenza.
In generale, la società descritta è composta da individui interessati a mostrare i proprio titoli e le proprie ricchezze, anche quando queste ultime non sono presenti. E si può facilmente notare come le cose non siano cambiate di una virgola nonostante siano passati due secoli, anno più, anno meno. :e

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